KaliYuga

Siamo gli arcangeli dolorosi di un mondo che crolla,
siamo i figli di una nuova razza non ancora nata,
ma che vive attraverso di noi
come un vento carico di minacce e di polline nuovo.
Non sappiamo cosa vogliamo dire,
il nostro oracolo è sigillato,
i nostri sogni oscuri, i nostri segni contraddittori.
Non abbiamo la chiave,
ma siamo fermi davanti ad una nuova soglia,
a battere alla porta,
a batterla come dovette farlo nella foresta
il primo antropoide, che volle essere uomo.
E invece ci perdiamo nella rivolta,
ci perdiamo nell’orgoglio dei ricchi
o nel fascino del rifiuto.
Ci perdiamo nella seduzione del governo o dei sogni.
Ma il nostro senso non è essere vittime, né fuggire,
il nostro senso è al di là della rivolta,
Il nostro senso è bussare a questa porta,
gridare come i bambini nella notte finché la porta si apra.
Sri Aurobindo
Pablo Picasso, Guernica, 1937, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid.
Ciò che non è conforme al Tao presto finisce.
Tao Teh Ching, LV

C'è grossa crisi
qua non sappiamo più quando stiamo andando sulla tera
ti chiedi "come mai? come dove nel mondo? dove chi? perché quando?"
E chi le sa le risposte?
Le chiedi quasi quasi
e miagoli nel buio.
Ma la risposta non la devi cercare fuori
la risposta è dentro di te.
E però è SBAGLIATA!
Corrado Guzzanti, Quelo
 
Adriano Sofri: ... Dunque questo mi fa pensare che il mondo è brutto, e la discussione non so se ha senso se non a partire dal fatto che il mondo è spacciato...
Giorgio Gaber: Certo, su questo siamo d’accordo... 
Adriano Sofri: Certo, e la differenza non è tra catastrofisti ed ottimisti, secondo me, ma fra chi, pensando che il mondo sia spacciato, continua a lavarsi la faccia, a tagliarsi le unghie, come si fa con i malati terminali quando ci si prende cura di loro, e chi invece molla e diventa barbone subito, accelera l’agonia. Noi stiamo parlando tra persone che sanno che il mondo è spacciato e si tagliano ancora le unghie.

Ma il mondo è in una situazione estremamente pericolosa, e le malattie gravi richiedono spesso il rischio di una cura — come il siero di Pasteur la rabbia. Non si può semplicemente far saltare in aria il pianeta con le bombe nucleari, strangolare noi stessi con la sovrappopolazione, distruggere le nostre risorse naturali con una cattiva conservazione, o di rovinare la terra ed i suoi prodotti con sostanze chimiche e pesticidi impropriamente capiti. Al di là di tutto questo vi è la possibilità che la civiltà possa essere un enorme successo tecnologico, ma attraverso metodi che la maggior parte delle persone troverà sconcertanti, spaventosi, e disorientanti — perché, per un motivo solo, i metodi continueranno a cambiare. Può essere come un gioco in cui le regole sono costantemente modificate senza mai essere chiarite — un gioco da cui non si può recedere senza suicidio, e in cui non si può mai tornare a una forma più antica del gioco.
Ma il problema dell'uomo e della tecnica è quasi sempre formulato nel modo sbagliato. Si dice che l'umanità si è evoluta in modo unilaterale, crescendo nel potere tecnico senza alcuna crescita comparabile come integrità morale, o, come alcuni preferirebbero dire, senza progressi comparabili in materia di istruzione e di pensiero razionale. Ma il problema è più semplice. La radice della questione è il modo in cui sentiamo e concepiamo noi stessi come esseri umani, la nostra sensazione di essere vivi, di esistenza individuale ed identità. Soffriamo di un'allucinazione, di una sensazione falsa e distorta della nostra stessa esistenza come organismi viventi. Molti di noi hanno la sensazione che "io stesso" sia un centro indipendente di sentimento ed azione, che vive dentro ed è delimitato dal corpo fisico, un centro che "affronta" un mondo "esterno" di persone e cose, che entra in contatto tramite i sensi con un universo sia alieno che strano. Le immagini quotidiane del linguaggio riflettono questa illusione. "Sono venuto in questo mondo." "È necessario affrontare la realtà." "La conquista della natura."
Alan Watts, IL LIBRO, 1966

"For every complex problem there is a simple solution that is wrong."
G. B. Shaw

Cette vie est un hôpital où chaque malade est possédé du désir de changer de lit.
Charles Baudelaire

"Dio piazza i gomiti sul tavolo, stringe le mani e si china verso i santi riuniti: «Che cazzo stà succedendo sulla Terra?»"
John Niven, A volte ritorno


Secondo l'interpretazione della maggior parte delle Sacre Scritture induiste, tra cui i Vega, il Kali Yuga (lett. Kàli=nero, Yuga=era) corrispondente nei miti greci all'età del ferro, è l'ultimo dei quattro Yuga. Si tratta di un'era oscura, caratterizzata da numerosi conflitti e da una diffusa ignoranza spirituale.
Essa cominciò con la morte fisica di Krishna (avvenuta, secondo il Surya Siddharta, il trattato astronomico che costituisce la base del calendario indù, alla mezzanotte del 18 febbraio 3102 a.C.) e durerà 432.000 anni, concludendosi nel 428.899 d.C.: Kalki, decimo e ultimo avatar di Visnu, apparirà in quell'anno, a cavallo di un destriero bianco e con una spada fiammeggiante con cui dissipare la malvagità.
Il Kali Yuga è l'ultimo dei quattro Yuga, e alla sua fine il mondo ricomincerà con un nuovo Satya Yuga (o Età dell'oro); questo implica la fine del mondo così come lo conosciamo (più di ciò che accadde alla fine degli altri Yuga, perché la Storia cadrà nell'oblio) e il ritorno della Terra ad un paradiso terrestre.

Le sorgenti del KaliYuga sono quelli che qui vengono denominati Processi Dinamici Globali (Global Dynamics Processes - GDPs), processi a diversi livelli di complessità che interessano l’intero pianeta. Essi hanno avuto come presupposto le rivoluzioni sociali e scientifiche del 600 e 700, sono iniziati con la rivoluzione industriale dell’800, hanno avuto pieno sviluppo nel 900 e diventeranno irreversibili entro questo secolo.

I tre più importanti GDPs del KaliYuga, tra loro collegati, sono la crescita e la sovrappopolazione mondiale, l’esaurimento delle risorse ambientali e la distruzione dell’ecosistema terrestre.

I processi dinamici globali che raggiungerano il punto di non-ritorno entro questo secolo sono gli effetti, la causa è stata da lungo tempo descritta da due studiosi epistemologi della  cibernetica e della complessità:

"Quando si separa la mente dalla struttura in cui è immanente - come un rapporto umano, la società umana o l'ecosistema - si commette, io credo, un errore fondamentale, di cui a lungo andare sicuramente si soffrirà."

(G. Bateson, Patologie dell'Epistemologia, 1969))

"... Voglio aggiungere, per concludere, che sono convinto che uno degli aspetti della crisi del nostro secolo sia lo stato di barbarie in cui si trovano le nostre idee, lo stato di preistoria dello spirito umano che è ancora dominato dai concetti, dalle teorie, dalle dottrine da esso prodotti, proprio come pensavamo che gli antichi fossero dominati dai loro miti e dalle loro magie. I nostri predecessori avevano delle mitologie più concrete, mentre noi subiamo il controllo di potenze astratte.
Di conseguenza, per affrontare i drammatici problemi della fine di questi millennio è indispensabile stabilire un dialogo fra le nostre menti e ciò che esse hanno prodotto sotto forma di idee e di sistemi di idee. Il nostro bisogno di civilizzazione implica il bisogno di una civilizzazione della nostra mente. Se vogliamo ancora avere la speranza che si producano dei miglioramenti e dei cambiamenti nei rapporti tra gli esseri umani ... allora questo grande salto storico e di civiltà comporterà anche il salto verso il pensiero della complessità"

(E. Morin, Le Vie della Complessità, in La Sfida della Complessità, a cura di M. Ceruti e G. Bocchi)


La dinamica della crisi ecologica: Tutte le molte attuali minacce alla sopravvivenza dell'uomo sono riconducibili a tre cause primitive:a)progresso tecnico;b)aumento della popolazione;c)certi errori nel pensiero e negli atteggiamenti della cultura occidentale. I nostri 'valori' sono sbagliati. Noi riteniamo che tutti e tre questi fattori fondamentali siano condizioni necessarie per la distruzione del nostro mondo. In altre parole, crediamo ottimisticamente che la correzione di uno solo di essi ci darebbe la salvezza. Che questi fattori fondamentali certamente interagiscono. L'aumento della popolazione stimola il progresso tecnico e crea quell'ansia che ci oppone al nostro ambiente come a un nemico; mentre la tecnica da una parte facilita l'aumento demografico e dall'altra rafforza la nostra arroganza, o hybris, nei confronti dell'ambiente naturale. Il diagramma allegato illustra le interconnessioni. Si osserverà che in questo diagramma ogni angolo è dotato di una freccia oraria, il che denota che esso è di per sé un fenomeno che si auto esalta («autocatalitico»): più numerosa è la popolazione, più rapida è la sua crescita; più perfezionata è la tecnica, maggiore è il numero delle nuove invenzioni; e più crediamo nel nostro 'potere' su un ambiente ostile, più 'potere' ci sembra di possedere e più disprezzabile ci sembra l'ambiente. Analogamente, gli angoli sono collegati a due a due in senso orario, e così si creano tre sottosistemi autocatalitici.
(G. Bateson, The Roots of Ecological Crisis, 1970)

In tutte le culture e tradizioni il mito della fine del mondo, così come quello della sua genesi, è un evento grandioso.

A. Dürer, I quattro cavalieri dell'Apocalisse



Giudizio Universale, Cappella Sistina, Vaticano


calendario Maya





























Nella realtà che si prospetta in questo secolo la situazione sembra molto più prosaica e banale. Certamente i quattro cavalieri di malattia, fame, guerra e morte avranno - come sempre - un ruolo fondamentale, ma non vi è nulla di grandioso nel distruggere un intero ecosistema. Sembrerebbe che la maestosità di questi miti rifletta più l'ego umano che cercare di descrivere una realtà; in fondo, se la razza umana deve scomparire, meglio che lo faccia con un evento grandioso.

Nella realtà dei processi irreversibili che raggiungeranno il punto di non-ritorno entro questo secolo gli oggetti determinanti saranno di un'assoluta banalità, se non ridicoli:


Great Pacific Garbage Patch












Vittime di alluvione, USA, 1937




"Se scaviamo la terra in cerca di oggetti preziosi, provochiamo la calamita."
"Nel giorno della Purificazione, vi saranno ragnatele tessute ovunque nel cielo."
"E possibile che un giorno un recipiente di cenere sia scagliato dal cielo, che arda la terra e faccia ribollire gli oceani."

2 commenti:

  1. Oggi possiamo renderci conto che la conoscenza e' stata occultata .Sri Yukteswar, nel suo libro "La scienza sacra", dimostra che siamo usciti da Kaliyuga.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi auguro che sia così, certamente Sri Yukteswar è più titolato di me a pronunciarsi sull'argomento, tuttavia i disastri ambientali sono sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere e la maggior parte dei processi di distruzione della vita hanno già passato o stanno per passare il punto di non-ritorno.

      Elimina