mercoledì 30 novembre 2011

gioco e fantasia del Tao - 2


(2) Se si riflette sull'evoluzione della comunicazione, è evidente che una fase molto importante in questa evoluzione viene raggiunta quando l'organismo cessa a poco a poco di rispondere 'automaticamente' ai segni dello stato di umore dell'altro, e diviene capace di riconoscere che il segno è un segnale, di riconoscere, cioè, che i segnali dell'altro individuo, e anche i suoi, sono soltanto segnali, che possono essere creduti, non creduti, contraffatti, negati, amplificati, corretti,e così via.
È chiaro che questa consapevolezza che i segnali sono segnali non è affatto completa, neppure tra gli uomini. Troppo spesso noi tutti reagiamo in modo automatico ai titoli dei giornali, come se questi stimoli fossero indicazioni oggettive dirette di eventi del nostro ambiente, piuttosto che segnali elaborati e trasmessi da creature le cui motivazioni sono altrettanto complesse delle nostre. Un mammifero non umano è automaticamente eccitato dalI'odore sessuale di un altro; e giustamente, poiché la secrezione di quel segno è un 'involontario' segno di umore, cioè un evento, percettibile  all'esterno, che è parte del processo fisiologico che abbiamo chiamato umore. Tra gli uomini la situazione è, di regola, più complicata: i deodoranti mascherano i segni olfattivi involontari e, per sostituire questi ultimi, l'industria dei cosmetici fornisce all'individuo profumi che non sono segni involontari, ma volontari e riconoscibili come tali. Più di un uomo ha perso la testa per un alito di profumo, e, se si deve prestar fede alla pubblicità, sembra che questi segnali volontariamente portati abbiano talvolta un effetto automatico e  di autosuggestione anche sul loro portatore volontario.
Comunque sia, questa breve digressione servirà a illustrare una fase dell'evoluzione: il dramma che esplode quando gli organismi, mangiato il frutto dell' Albero della Conoscenza, scoprono che i loro segnali sono segnali. Non solo può aver luogo a questo punto l'invenzione tipicamente umana del linguaggio, ma si possono avere le complessità dell'empatia, dell'identificazione, della proiezione, e così via; e da ciò nasce anche la possibilità di comunicare ai molteplici livelli di astrazione sopra menzionati.

(A Theory of Play and Fantasy, 1954) - 1

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