martedì 4 ottobre 2011

sincronicità del Tao


Gli eventi del futuro non possiamo arguirli dai presenti.
La credenza nel nesso causale è la superstizione.
Tractatus, proposizione  5.1361

Sincronicità (o principio di sincronicità) è un termine introdotto da Carl Gustav Jung nel 1949-50 per descrivere la contemporaneità di due o più eventi fisici ("esterni") e psichici ("interni") connessi in maniera acausale (ovvero la coincidenza temporale di due o più eventi non legati dal principio di causa-effetto), ma legati da un rapporto di analogo contenuto significativo.
Jung distingue la sincronicità dal "sincronismo" (eventi che accadono simultaneamente, cioè nello stesso tempo, es: ballerini che fanno lo stesso passo con la stessa cadenza simultaneamente, due orologi che segnano lo stesso orario, metronomo e musica che seguono lo stesso ritmo etc.), i quali sono eventi che accadono senza alcuna connessione di significato, sia causale che acasuale, perché sono azioni di pura contemporaneità temporale.

Jung si era interessato al tema degli eventi acausali e alla loro rilevanza nella cultura orientale, particolarmente cinese, già dal 1920 nell'ambito dei suoi studi e interessi riguardo agli archetipi dell'inconscio collettivo, sull'alchimia e sull'astrologia. Un ulteriore contributo alle sue idee sul tema fù la conoscenza con Richard Wilhelm, uno dei più importanti sinologi della antica cultura cinese, e con la sua relazione, prima come terapeuta e poi di amicizia, con Wolfgang Pauli, tra i padri fondatori della meccanica quantistica, premio Nobel per la Fisica 1945, in un rapporto in cui «Pauli non capiva niente di psicologia e Jung non capiva nulla di fisica». Inoltre nel 1928 si era già interessato ad un testo cinese di alchimia taoista del VIII d.C., "Il segreto del fiore d'oro", tradotto da Wilhelm.
Jung introdusse e formalizzò il termine sincronicità nel 1949-50 nella prefazione della traduzione in inglese di Wilhelm del I Ching, il Libro dei Mutamenti, ritenuto uno dei primi testi classici cinesi, datato in modo molto incerto intorno al I secolo a.C. ma ritenuto da diversi autori molto più antico, tra i primi testi classici cinesi datati prima del II a.C.


Nel 1952 Jung e Pauli pubblicarono due saggi nel volume Naturerklärung und Psyche. Nel proprio saggio Pauli applicava il concetto di archetipo alla costruzione delle teorie scientifiche di Keplero, mentre Jung intitolava il proprio "Sincronicità come Principio di Nessi Acausali", in cui l'idea di sincronicità è applicata all'astrologia, e da cui è tratto il brano seguente:

..Il principio causale ci dice che la relazione tra causa ed effetto è una relazione necessaria. Il principio di sincronicità afferma che i termini di una coincidenza significativa sono legati da un rapporto di contemporaneità e dal senso…. Occorre infatti considerare che l’atteggiamento intellettuale di noi occidentali non è l'unico possibile, o quello che racchiude in sé ogni possibilità, ma rappresenta sotto un certo rapporto una prevenzione e un'unilateralità che per quanto possibile andrebbero corrette. I cinesi, la cui civiltà è assai più antica, hanno in un certo senso pensato sempre in maniera diversa dalla nostra, e se vogliamo accertare qualcosa di analogo nel nostro ambito culturale - almeno per quanto riguarda la filosofia - dobbiamo risalire fino a Eraclito. È soltanto nella sfera dell'astrologia, dell'alchimia e delle procedure mantiche che non esistono differenze di principio tra il nostro atteggiamento e quello dei cinesi. Perciò anche l'evoluzione dell'alchimia ha proceduto sia in Occidente sia in Oriente su binari paralleli, mirando allo stesso fine con formazioni concettuali in parte identiche.
Da tempo immemorabile esiste nella filosofia cinese un concetto centrale definito col termine di Tao, che i gesuiti hanno tradotto "Dio". Ma questa traduzione è esatta solo nel senso occidentale. Altre traduzioni, come "provvidenza" e simili, sono puri espedienti suggeriti dalla necessità. Richard Wilhelm ha interpretato genialmente Tao come “senso”."




















La prefazione all'edizione inglese del I Ching illustra ulteriormente le idee di Jung in rapporto alla concezione cinese:

 
"Ho un gran debito di gratitudine verso Wilhelm, sia per il fiotto di luce che ha riversato sul complicato problema dell’I King, che per avere resa perspicua la sua applicazione pratica. Conoscevo l’I King da quasi trent’anni, e mi ero già familiarizzato con esso, quando per la prima volta incontrai Wilhelm poco dopo il millenovecentoventi. Egli mi confermò allora ciò che io già sapevo, e mi insegnò ancora molte altre cose. Non sono un sinologo e non sono mai stato in Cina. Posso assicurare i miei lettori che non è davvero facile trovare un accesso congruo a questo monumento del pensiero cinese, così infinitamente diverso dal nostro modo di pensare. Per capire in generale di che cosa tratti un simile libro è assolutamente imperativo buttare a mare certi pregiudizi della mentalità occidentale. E’ un fatto curioso che della gente così dotata e intelligente come i cinesi non abbia mai prodotto quella cosa che noi chiamiamo scienza. La nostra scienza, comunque, è basata sulla causalità, e quest’ultima è considerata verità assiomatica. Ciò che la Critica della Ragion Pura di Kant non ha saputo fare, è stato tuttavia compiuto dalla fisica moderna, vale a dire la messa in dubbio dell’assioma della causalità: noi ora sappiamo che tutte le leggi di natura non sono altro che delle verità statistiche, costrette perciò ad ammettere delle eccezioni. Non abbiamo sufficientemente tenuto conto deI fatto che, per dimostrare la validità invariabile delle leggi di natura, abbiamo implicitamente bisogno del laboratorio con le sue incisive restrizioni. Lasciando che la natura faccia da sé scorgiamo un quadro ben differente: ogni processo subisce delle interferenze parziali o totali da parte del caso, e ciò in misura tale che un regolare corso di eventi, rispettoso della legge, forma quasi un’eccezione in circostanze naturali. La mentalità cinese, quale io la vedo all’opera nell’I King, sembra invece preoccuparsi esclusivamente dell’aspetto accidentale degli eventi. Ciò che noi chiamiamo coincidenza sembra essere la cosa della quale questa peculiare mentalità principalmente si interessa, e ciò che noi adoriamo come causalitàpassa quasi inosservato. Dobbiamo ammettere che qualche cosa si possa dire in favore della immensa importanza del caso. Un importo incalcolabile di sforzo umano è destinato a combattere ed a limitare i danni o i pericoli rappresentati dal caso. Spesso la considerazione causale appare pallida e polverosa in confronto degli effetti pratici del caso. Va benissimo dire che il cristallo di quarzo è un prisma esagonale. Proprio vero — finché si prende di mira un cristallo ideale. Ma in natura non si trovano nemmeno due cristalli esattamente uguali, quantunque siano palesemente esagonali. La loro forma reale tuttavia sembra sollecitare il saggio cinese ben più di quello reale visto che la rappresentazione delle leggi di natura, passata per i più fini setacci che forma la realtà empirica, contiene per lui un significato ben più importante di una spiegazione causale degli eventi i quali inoltre devono di regola essere nettamente separati gli uni dagli altri prima di poter essere trattati appropriatamente. Il modo con cui l’I King è incline a considerare la realtà sembra non veder di buon occhio i nostri procedimenti causalistici. L’istante che sta attualmente sotto osservazione appare all’antica visione cinese più come un colpo di fortuna che come un ben costruito risultato di catene causali concorrenti. L’oggetto che interessa sembra essere la configurazione che gli eventi accidentali formano al momento dell’osservazione, e nulla affatto le ragioni ipotetiche che apparentemente rendono conto della coincidenza. Mentre la mentalità occidentale accuratamente separa, pesa, sceglie, classifica, isola, ecc., l’immagine cinese del momento contiene ogni particolare fino al più minuto assurdo dettaglio, perché l’istante osservato è il totale di tutti gli ingredienti. Accade così che quando succede che si gettino le monete o che si contino i 49 steli di millefoglie, questi dettagli causali entrano nel quadro dell’istante d’osservazione formandone una parte — insignificante per noi eppure colma di significato per la mentalità cinese. Da noi dire che qualunque cosa avvenga in questo momento possiede inevitabilmente la qualità peculiare per quest’ultimo sarebbe un’affermazione banale e quasi senza senso (per lo meno, superficialmente). Questo non è un argomento astratto, anzi è un argomento assai pratico: vi sono certi esperti che dall’aspetto, gusto e comportamento di un vino, sapranno dire il sito della sua vigna ed il suo anno di origine; vi sono degli antiquari che sapranno informarci dell’epoca, della provenienza e dell’artefice di certi oggetti d’arte o d’un pezzo di mobilio con un’accuratezza impressionante, e vi sono persino degli astrologi che sanno dire, senza nessuna previa conoscenza della natività, quale fu la posizione del sole e della luna nonché il segno zodiacale che sorgeva all’orizzonte al momento della nascita di un individuo. Considerando simili fatti bisogna ammettere che degli istanti possono lasciare delle tracce di lunga durata.

In altre parole: chiunque sia stato l’inventore dell’I King, era convinto che l’esagramma costruito in un dato momento coincideva con questo anche nella qualità e non soltanto nel tempo. Per lui l’esagramma era l’esponente del momento in cui lo si otteneva, anzi più ancora del misuramento del tempo, in quanto lo si comprendeva come un indicatore della situazione essenziale prevalente al momento della sua origine. Questa assunzione implica un certo strano principio che io ho denominato sincronicità, concetto che formula un punto di vista diametralmente opposto alla causalità. Siccome quest’ultimo è una verità meramente statistica e non assoluta, essa è una specie di ipotesi di lavoro esprimente come gli eventi evolvono l’uno dall’altro, mentre la sincronicità considera la coincidenza degli eventi in spazio e tempo come significatore di qualche cosa di più d’un mero caso, cioè di una peculiare interdipendenza di eventi oggettivi tra di loro, come pure fra essi e le condizioni soggettive (psichiche) dell’osservatore o de­gli osservatori. La mentalità cinese antica contempla l’universo in una maniera paragonabile a quello del fisico moderno, il quale non può negare che il suo modello dell’universo è una struttura decisamente psicofisica. L’evento microfisico include l’osservatore proprio altrettanto quanto la realtà che forma il sostrato dell’I King comprende delle condizioni soggettive, ovverosia psichiche, nella totalità della situazione momentanea. Come la causalità spiega la sequenza degli eventi, nella mentalità cinese la sincronicità spiega la loro coincidenza. Il punto di vista causale ci narra una drammatica storia della maniera in cui D giunse all’esistenza; prese la sua origine da C che era esistito prima di D, e C a sua volta aveva un padre che fu B, ecc. La veduta sincronistica da parte sua invece tenta di produrre un quadro altrettanto significativo della coincidenza: come accade che A, B, C, D ecc. compaiono tutti nel medesimo momento e al medesimo posto? E' così, perché anzitutto gli eventi fisici A, B, sono della medesima qualità degli eventi psi­chici C e D, e poi perché tutti quanti sono esponenti d’una e della medesima situazione momentanea. La situazione è pre­sunta essere un’immagine leggibile o comprensibile.


I 64 esagrammi dell’I King sono ora lo strumento mediante il quale il significato di 64 differenti ma pure presumibilmente tipiche situazioni può essere determinato. Queste interpretazioni sono equivalenti a spiegazioni causali. La connessione causale è statisticamente necessaria e può perciò essere assoggettata all’esperimento. Ma poiché una situazione è unica e non può essere ripetuta, sembra essere impossibile fare degli esperimenti con la sincronicità sotto condizioni ordinarie; il solo criterio di validità per l’ultima ipotesi poggia sull’opinione dell’osservatore che il testo degli esagrammi sia equivalente ad una pittura fedele delle sue condizioni psichiche soggettive. Si presume che la caduta delle monete o la divisione del fascio di steli sia proprio quella che in un data ((situazione)) dev’essere, in quanto qualsiasi cosa che avviene in quel momento vi appartiene quale indispensabile parte del quadro. Una manciata di fiammiferi gettati al suolo forma il disegno caratteristico di quell’istante. Ma una verità così ovvia come questa rivela la sua significatività soltanto nel caso che sia possibile leggere questi disegni e verificarne l’interpretazione, in parte mediante ciò che l'osservatore conosce della situazione soggettiva ed oggettiva, in parte mediante la conferma apportata dagli eventi susseguenti. Non è evidentemente un procedimento gradito ad una mente critica abituata alla verificazione sperimentale dei fatti o all’evidenza fattiva. Ma per qualcuno che ami gettare uno sguardo sul mondo valendosi dell’angolo di visuale sotto il quale l’antica Cina lo ha scorto, l’I King può presentare qualche attrattiva"
La scienza occidentale si occupa - per definizione - degli eventi fisici "esterni". La contemporaneità di due eventi fisici, sia di tipo deterministico che probabilistico, può essere spiegato in tre casi:
  1. i due eventi sono deterministici e legati da un rapporto causa-effetto; ad esempio se premiamo un interruttore si accende una lampadina.
  2. i due eventi sono di tipo probabilistico e legati da un rapporto causa-effetto. In questo caso la probabilità che i due eventi si verifichino contemporaneamente è pari alla probabilità di uno dei due eventi moltiplicato con la probabilità dell'altro evento condizionato al verificarsi del primo, ed è in generale regolato dal Teorema di Bayes.
  3. i due eventi sono di tipo probabilistico ma non legati da un rapporto causa-effetto, ovvero statisticamente indipendenti. In questo caso la probabilità congiunta che i due eventi si verifichino contemporaneamente è un caso particolare del 2. ed è pari al prodotto delle  probabilità dei due eventi; esempi di questo tipo sono che nello stesso momento in una stanza una lampadina si bruci ed un quadro si stacchi dal muro, oppure che nello stesso momento in cui mi allaccio le scarpe una mucca muggisca in Nuova Zelanda, eventi non correlati con probabilità congiunta molto piccola ma non zero. Questo caso è spesso denominato "coincidenze significative", benchè l'unico significato è che un evento congiunto molto improbabile, ma non impossibile, è accaduto. Anche il caso di una coincidenza significativa tra stato psichico ed evento fisico, come il classico esempio in cui uno pensa ad una persona e quella persona nello stesso momento bussa alla porta, viene considerato come un evento casuale e probabilistico.
    Lo studio dei rapporti causa-effetto degli eventi fisici, delle loro catene causali e soprattutto delle leggi che le governano è stata una delle ragioni della nascita e dello sviluppo della scienza occidentale. Il postulato di fondo del principio di causalità è che i fenomeni/eventi si susseguano unicamente in un processo di causa-effetto, e tutto ciò che non risponde a questo principio legge è dovuto al caso.
    La scienza occidentale non si occupa invece dell'eventuale relazione tra eventi fisici ed eventi psichici, e tantomeno di un loro possibile significato congiunto o interdipendente. Lo studio degli eventi, "funzioni" o "stati" psichici è nato all'interno della scienza occidentale (principalmente in Germania nell'800) da poco più di un secolo in una disciplina denominata psicologia, della quale Jung, naturalmente, è stato uno dei protagonisti.

    L'antica concezione cinese è opposta e complementare a quella occidentale. Benchè sia ben consapevole dei rapporti di causa-effetto (che fanno parte della competenza logica di ogni individuo maturo) non è mai stata particolarmente interessata a spiegarli, al contrario della scienza occidentale. Che le stelle brillino in cielo, il sole sorga ogni giorno e una pietra (o una mela) cada sempre ed inevitabilmente per terra è per l'Oriente un fatto del tutto naturale, spiegato con il fatto che "il mondo è fatto così", e non necessita di ulteriori investigazioni o spiegazioni (è da notare che anche in Occidente, prima del 5 Luglio 1687, la spiegazione a questa fatti non era, e non poteva essere, sostanzialmente diversa).
    Al contrario, la tradizione orientale è sempre stata per millenni estremamente interessata al rapporto tra fatti ed eventi "interni" con quelli "esterni" per la sua concezione olistica integrale tra i due mondi, in cui soggetto e oggetto non hanno una definita linea di separazione ma si riflettono l'uno nell'altro, una concezione non diversa da quella della tradizione alchemica/ermetica medioevale in Occidente, ma anteriore di diversi millenni. Questa concezione paradigmatica dell'esistenza era considerata del tutto ovvia ed evidente per cui non necessitava di alcune spiegazione né tantomeno di "dimostrazioni": sarebbe stato come spiegare l'acqua ai pesci.
    Per questo motivo l' I Ching non contiene alcuna spiegazione né giustificazione del suo metodo e della sua validità, si presenta semplicemente come uno strumento da utilizzare. Solo dopo molti secoli il Tao Teh Ching, fortemente influenzato dal I Ching, tenterà di esprimere in parole l'inesprimibile, a scopo di insegnamento.
    Per l'antico saggio cinese la comprensione di una situazione complessa poteva venire osservando il volo degli uccelli, la direzione del vento, il cadere di una foglia. Per chi invece saggio non lo era particolarmente è stato creato l' I Ching come sistema altamente simbolico che nei suoi 64 esagrammi rappresentava in modo completo tutte le possibili situazioni dell'esistenza, da utilizzarsi con un metodo che si potrebbe definire "lettura della sincronicità", che consiste in:
    1. Formulare la domanda sulla situazione che si vuole conoscere ponendosi in uno stato psichico congruo, ad esempio concentrandosi sulla situazione stessa (pensandola, immaginandola, visualizzandola etc.)
    2. Estrarre in modo assolutamente casuale uno o più elementi dell'insieme simbolico
    3. Interpretare, conoscendo il significato degli elementi, la risposta ottenuta
    La contemporaneità dello stato psichico e dell'estrazione casuale dei simboli assicura, per il principio di sincronicità, la corrispondenza tra la risposta ottenuta e la domanda pensata.

    Fritjof Capra nel Tao della Fisica ha ampiamente illustrato le analogie tra le varie tradizioni orientali e la fisica moderna, in particolare come gli esagrammi (da lui definiti "archetipi cosmici") esprimano l'enorme dinamica che si riscontra nella fisica quantistica.

    Analogia di simmetria strutturale tra i trigrammi del I Ching
     e la rappresentazione quantistica dell'ottetto mesonico. (da Capra)
    Un'ipotesi estremamente affascinante è che in sistemi ad alta complessità con diffuse caratteristiche di tipo mentale e/o olografiche quali - ad esempio - società ed ecosistemi, il principio di sincronicità possa giocare un ruolo non secondario insieme alla causalità, alla casualità ed al caos; ad esempio che la modifica di un sottosistema generi in modo acausale modifiche in altri sottosistemi, o nell'intero sistema, oppure che uno o più processi di sistema creino acasualmente un nuovo processo.
    Il tipico caso portato ad esempio a livello fisico è quello dell'entanglement quantistico, la modificazione istantanea, e quindi acausale, degli stati quantici di due particelle gemelle indipendentemente dalla distanza, dimostrato sperimentalmente nel 1981. Un altro caso è quello del decadimento dei nuclei radioattivi, un evento probabilistico ma del tutto acausale, come evidenziato da James Jeans nel 1942.

    L' I Ching non è l'unico tra i sistemi simbolici completi creati per la lettura della sincronicità, anche se certamente è tra i più sofisticati. Un altro insieme più conosciuto in Occidente, anche questo di origine e datazione molto incerte, è quello dei Tarocchi, un mazzo di 78 carte (in alcuni mazzi 79) tradizionalmente suddivisi in 22 Arcani Maggiori (numerati da I a XXI più la carta "jolly" numero zero, il Matto) e 56 Arcani Minori suddivisi in quattro segni e comprendenti per ogni segno quattro carte di corte (Re, Regina, Cavaliere e Fante) e altre dieci carte numerate dall'uno al nove più l'Asso.





    Illustrazione dei 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi di Marsiglia.
    Le tre file di sette carte tradizionalmente rappresentano tre fasi di un percorso iniziatico: la prima (1-7) nell'individuazione personale, la seconda (8-14) nella conoscenza interiore e la terza (15-21) nell'integrazione con l'esistenza.
    Illustrazione dei 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi Rider-Waite con alcuni Arcani Minori.
    Comunemente il metodo di lettura della sincronicità tramite un insieme più o meno simbolico è conosciuto come divinazione o mantica, un termine divenuto piuttosto improprio per l'uso, e l'abuso, con cui è stato utilizzato. Se il termine è usato nel senso di ottenere una risposta da un sovra-sistema complesso (qualsiasi nome gli si dia) allora il significato è nel senso descritto da Jung e dalla tradizione orientale.
    Se invece per divinazione si intende l'accezione popolare e cialtronesca di "leggere il futuro" è inaccettabile dato che - naturalmente - è impossibile, in quanto (per utilizzare un termine usato da Popper e Lorenz) il futuro è aperto, e quindi imprevedibile. Tuttavia alcuni fattori possono giocare un ruolo nella possibilità di ottenere delle informazioni sul futuro:
    • l'istante presente di cui si legge la sincronicità ha, naturalmente, una storia e proseguirà in una storia. La risposta ottenuta da una lettura sincronica dell'istante presente può quindi dare indicazioni sia sulla storia passata che su quella futura, dato che il sovra-sistema soggetto/oggetto da cui si è "ottenuta" la risposta è in se stesso atemporale.
    • Gli elementi del sistema simbolico, particolarmente gli esagrammi del I Ching, contengono una miscela di dinamicità/staticità ed inoltre, in determinate condizioni, un esagramma si muta in un altro. Queste caratteristiche possono fornire informazioni sia sulla storia passata che su quella futura.
    • In generale la lettura della sincronicità si utilizza per avere indicazioni su situazioni complesse in insiemi complessi, quali individui o gruppi di individui. E' una caratteristica non rara di questi sistemi - in linea di principio imprevedibili - di diventare invece ampiamente prevedibili, e per questo motivo "leggibili" nel futuro.

    “Un giorno venna da me un astrologo, uno dei più famosi di tutta l’India.
    Io gli dissi: bene, accomodati, ma ti devo subito avvertire.
     Qualunque cosa mi dirai io farò accadere l’esatto contrario.
    Se mi dirai che morirò, io vivrò.
    Se mi dirai che vivrò, morirò.
    Adesso dimmi pure.
    E lui rispose: va bene, tornerò.
    Ma non è mai più tornato”

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